Oggi è un grande giorno, perché finalmente ho l’opportunità di servire una delle case editrici che prediligo, ovvero la Fanucci Editore.
Ma non parleremo di fantascienza o di horror, generi a cui la Fanucci è profondamente legata, ma ci avventureremo in un mondo inesplorato in questo blog… il crime!
TimeCrime è infatti la collana che si occupa di tutto ciò che è true crime: polizieschi, hard boiled, gialli classici etc. Oggi, ci fionderemo in una storia di ladri, inseguimenti e interessi internazionali, che a me hanno sempre molto affascinato per la genialità dei piani e per l’intreccio che si può creare. Voi non avete idea di quante volte abbia guardato The Italian Job!
E cosa interessa più di uno smeraldo, La pietra che scotta, il Balabomo?
Non farò spoiler, ve lo assicuro. Per cui, mi limiterò a presentarvi la situazione come se fossimo nella squadra. Ma non vi dirò mai se il colpo è riuscito.
John Archibald Dortmunder è appena uscito di prigione ed è subito chiaro questo: che è lui a fregare gli altri, mai il contrario. Finge di commuoversi e di essere riconoscente, di essere pronto per una nuova vita, quando il Direttore del carcere, Outes, lo lascia andare. Dortmunder è nato in Illinois, orfano, ha combattuto nella guerra di Corea e da lì, come spesso accade anche oggi, la sua vita prende la strada del crimine. In una società in cui non è più in grado di integrarsi, preferisce vivere di furti e rapine, mai crimini gravi. Aspetto dimesso, abiti di scarsa qualità, colorito grigiastro, costituzione esile, apparentemente un uomo di pochissimo polso. Nessuno direbbe mai che sia la mente criminale più fine del giro.
Quando il farabutto amico Kelp lo va a prendere, a bordo di una Cadilacc rubata che prontamente rovina, subito organizzano un nuovo piano: rubare il Balabomo per il maggiore Patrick Iko dalla mostra di arte panafricana, in cui è in mostra il gioiello di proprietà dell’Akinzi.
A seguito della fine dell’Impero britannico, le colonie africane si sono trovate in un momento di forte cambiamento in cui le diverse tribù si sono scontrate per l’egemonia e il potere. Tra queste, la tribù Talabwo e la tribù Akinzi, che sono andate a formare due Stati separati. Lo smeraldo Balabomo è di proprietà dell’attuale Stato dell’Akinzi, ma si sa, nulla è eterno se ci mettiamo dentro soldi, mercenari e persino l’ONU con le sue ambasciate a NY.
Già, perché uno degli elementi che più mi è piaciuto di questa lettura è la caratterizzazione dei personaggi, tutti in un qualche modo corruttibili ed egoisti. Il rappresentante del Talabwo è il maggiore Patrick Iko (che si pronuncia Ai-co, come Kelp ci fa notare ogni volta che può), corpulento e con un invidiabile paio di lucidi baffi neri. Duro e sprezzante nella sua uniforme, è lui ad assoldare Kelp e Dortmunder per il lavoro, per il quale è disposto a dare 30 mila dollari a testa per una squadra di cinque uomini e, come richiesto da Dortmunder, 150 dollari di spese a settimana.
Il rappresentante dell’Akinzi, invece, forse il mio personaggio preferito, si chiama Nkolimi. Quando ci viene presentato, lo vediamo ingurgitare un’intera torta di crema al caffè con litri di tè con panna. Mentre fa questo, motivo per cui non è proprio un fuscello d’uomo, tratta amabilmente con i gangster.
Il genere giallo, da cui provengono tutti i sottogeneri e a cui appartiene questo romanzo, ha la grande qualità di dover necessariamente caratterizzare rapidamente i personaggi con poche, ma chiare pennellate. Un capo d’abbigliamento, un tic, un modo di parlare da cui si possa capire tutta la storia di quel personaggio. Westlake non è da meno e accompagna questa capacità di tratteggiare figure primarie e secondarie a un’ironia caustica ma mai velenosa. È così che 200 pagine di inseguimenti, tradimenti e furti e cambi di programma scorrono senza che ce ne accorgiamo, in uno spericolato e divertente affresco dell’America degli Anni ’70.
Westlake, nell’introduzione, aveva l’aria di essere un tipo alla mano.
Per il rientro a lavoro o per un weekend di inizio autunno in poltrona, questa è sicuramente la lettura giusta!
Benvenuto, settembre!
Betta La Talpa
P.S. Trovate il libro su Feltrinelli e IBS.
P.P.S. Da questo libro è stato tratto un film, non fedelissimo, del 1972 con Robert Redford dal titolo Gli ineffabili cinque.
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