Sarà che in questo periodo mi sento piuttosto sarda (io che sono padana della Bassa), ecco che oggi andiamo ad Alghero, come cantava Giuni Russo nell’estate del 1986. Wow, che citazioni colte!

Gli ultimi ebrei di Claudia Desogus ed edito da Catartica Edizioni si divide tra fantasia e Storia, giocando anche con la narrativa gialla per creare un’avventura capace di attirare praticamente qualsiasi tipo di lettore. Siamo negli anni ’90 e due ragazzi un po’ indisciplinati, Elisa e Marco, si trovano a indagare sulla più antica famiglia ebraica sarda, i Carcassona, e sulla loro espulsione nella famosa diaspora del 1492 dall’allora Regno di Spagna. In mezzo, gioielli, labirinti, molta polvere e grandiosi tesori, ma soprattutto una maledizione da sconfiggere per liberare finalmente la famiglia.

È un romanzo provocatorio e originale, che si distingue per la sua capacità di trattare temi complessi come l’identità culturale, la memoria e la spiritualità ebraica con un approccio a volte ironico, altre volte riflessivo. L’autrice sarda, ma di formazione cosmopolita (da Cagliari a Ferrara, da Amsterdam a Gent e Bruxelles fino a Malta), utilizza uno stile asciutto e incisivo per raccontare una vicenda che ruota attorno al rapporto tra tradizione e modernità, tra appartenenza e alienazione.

Il romanzo segue le vicende di una comunità ebraica ormai quasi estinta, nella quale i pochi membri rimasti si interrogano sul futuro del loro popolo e sulla possibilità di preservare la propria identità in un mondo sempre più globalizzato e secolarizzato. La narrazione si muove con agilità tra riflessioni storiche e culturali, senza rinunciare a un tocco di umorismo che rende il racconto accessibile e leggero anche nei momenti più profondi.

I personaggi sono ben delineati e rappresentano archetipi di diverse risposte all’inevitabile scomparsa di una cultura secolare. Alcuni abbracciano il cambiamento, altri si aggrappano disperatamente alla tradizione, e altri ancora vivono una crisi esistenziale, incapaci di trovare un equilibrio tra passato e presente. L’autrice riesce a dare vita a personaggi complessi, che incarnano in modo efficace le tensioni interne alla comunità ebraica moderna.

Un elemento centrale del romanzo è la continua oscillazione tra la preservazione della tradizione e la necessità di adattarsi ai tempi che cambiano. Desogus invita i lettori a riflettere sulla natura della sopravvivenza culturale, senza offrire risposte facili o soluzioni definitive, ma lasciando spazio a domande aperte e stimolanti.

Gli ultimi ebrei è un romanzo che sa unire ironia e profondità, storia e contemporaneità, in un racconto che esplora l’animo umano di fronte alla perdita e alla trasformazione. È una lettura che parla non solo alla comunità ebraica, ma a chiunque si sia mai chiesto cosa significhi appartenere a una cultura, e come questa appartenenza possa essere mantenuta o perduta nel tempo.

In conclusione, l’autrice ci offre una riflessione affascinante e originale sulla fine (o forse la rinascita) di una cultura millenaria, in un romanzo che, pur nel suo tono a tratti leggero, invita a interrogarsi profondamente sulla natura dell’identità e della memoria collettiva.

Buona lettura,

Betta La Talpa

P.S. Trovate il libro su Feltrinelli e IBS.

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