«I fiori nascono dal silenzio, e nel silenzio ritornano. Ma alcuni portano con sé la memoria di chi li ha sognati.»

Cinque artisti (le scrittrici Xiao Qing e Xiao Wu, i pittori Xiao Hong e Lao Bai e la misteriosa mecenate), un giardino che sembra respirare, un invito a raccontare.
Nel cuore di una dimora isolata, la mecenate Lao Huang convoca questi artisti perché ciascuno, ispirandosi a un colore e a un fiore come muse perdute, narri due storie. Il gioco, tuttavia, si incrina presto: ciò che dovrebbe evocare l’arte diventa un rituale di rivelazione, un lento scivolare dentro l’ombra… fra le molte, quella di una persona comune a tutti quanti, Jingzi. Vi ricorda qualcosa? Sì, a me ha ricordato il Decameron, se fosse stato scritto in Cina nel XVII secolo!

Tra gli ospiti c’è Xiao Qing, la protagonista dei cinque movimenti all’interno di Fiori nell’ombra, scrittrice dalla voce fragile e visionaria, che sceglie la camelia verde e la campanula azzurra come chiavi del proprio racconto. Attraverso i suoi occhi, il lettore entra in un mondo in cui il confine tra realtà e allucinazione si fa trasparente, dove la natura assume il linguaggio dell’anima e l’arte diventa un modo per dialogare con i morti.

Ma ciò che comincia come un esercizio creativo, quasi ludico, finisce per prendere una piega più oscura: ricordi, spettri o presenze impercettibili affiorano, il confine tra realtà e immaginazione si fa sfumato, il giardino che circonda la casa assume una presenza quasi viva e invasiva.

Sacha Rosel, specializzata in lingua inglese e in lingua cinese, sfoggia una conoscenza profonda della cultura cinese e orientale in generale, nelle immagini multisensoriali, credenze (ad esempio riguardo all’acqua, alla presenza dei morti, spiritualità) e nel modo di usare il fiore e il colore come spunti narrativi. Ognuno di questo elemento non è un semplice esercizio di stile, bensì parte integrante della narrazione e della caratterizzazione dei personaggi.

Lo stile è raffinato e curato fino all’ultimo dettaglio, ma non per questo pomposo o inutilmente solenne. La scelta del racconto breve è vincente proprio per questo motivo, in quanto si evita il rischio di appesantire la trama con una scrittura eccessivamente lirica. A qualche lettore potrebbe sembrare quasi ermetica la scelta del simbolismo denso tipico orientale e dello stile sospeso nel tempo, quasi surreale, ma a parer mio rende ancora più prezioso questo piccolo testo.

La camelia infatti è simbolo di bellezza e ammirazione, mentre il verde simboleggia la rinascita e la vitalità, tanto più che questo fiore sboccia all’inizio della primavera; la campanula dal canto suo indica la forza, la speranza e la resilienza di crescere ovunque e il blu indica armonia e solidarietà. Questi due elementi soltanto ci indicano già moltissimo di che pasta sia fatta la nostra Xiao Qing.

L’invito che l’autrice ci fa è di perderci in questa storia che più sensazione che trama, in un racconto che non chiede di essere compreso e analizzato, ma soltanto attraversato e goduto, tra le bellezze orientali e l’inquietudine gotica di qualcosa che non sappiamo se accadrà o meno.

Leggere Il libro dei verdi incanti edito da Delos Digital è un’esperienza ambigua e solitaria, ma avvolgente anche dopo aver chiuso le pagine. Il lettore è circondato da una sinestesia di sensazioni: il suono della pioggia, il rumore della natura, i colori della vegetazione.

Tutto in natura è meraviglioso, ma anche per sua essenza effimero. La relazione che si crea tra l’arte, la memoria, la morte e la bellezza che viene creata in un contesto isolato che solo in apparenza è perfetto è del tutto centrale e rende grandioso questo racconto.

Leggete questo breve racconto in primavera o adesso, in autunno, nelle stagioni in cui tutto cambia. Vedrete, vi sarete fatti un regalo.

Un abbraccio,

Betta La Talpa

P.S. Potete trovare Luna su LaFeltrinelli e IBS.

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