In una baita isolata, Matilde, 9 anni, viene chiamata dalla mamma Brigitte per la cena. C’è anche un’altra bambina, Rachele, che però non viene chiamata e il papà Christopher tira un sospiro di sollievo.
Perché Rachele non esiste. O forse sì?
Su questo atroce dubbio si basa il romanzo Figlia unica di Sunny Valerio edito da Nua Edizioni, il peggior incubo per un genitore e la conferma che l’infanzia non è un periodo rassicurante.
Matilde ha circa 9 anni e adora la sorella maggiore di due anni, che è molto protettiva. Ma quando i genitori iniziano a sostenere che Rachele non esiste, Matilde si trova intrappolata tra la fiducia nella propria esperienza e la realtà imposta dagli adulti. La sua precarietà emotiva diventa l’asse principale della tensione psicologica di tutto il romanzo: scomparsa o dimenticanza forzata?
In questa atmosfera sovrannaturale, i genitori si dividono nell’approccio da usare con la figlia: Brigitte è empatica e soffre quando viene negata l’esistenza di Rachele; Christopher è deciso e rigido, forse troppo verso una bambina così piccola.
A darci un punto di vista esterno al labile equilibro famigliare, vi sono gli ospiti della famiglia, Sibilla e suo figlio Stefano. Il loro è un punto di vista quanto più possibile oggettivo ed esterno, ma comunque tratto in inganno dalla dinamica in atto nella famiglia. Stefano cerca di distrarre Matilde e di diventare suo compagno di giochi, ma Rachele non sembra della stessa idea.
L’alternanza dei punti di vista dei vari personaggi permette di mancare sempre la verità e di ascoltare diverse opinioni. Questa decisione dell’autrice, insieme alla scelta di ambientare il romanzo in una baita isolata da una tormenta di neve, rende l’atmosfera claustrofobica. L’isolamento fisico e psicologico dei personaggi si innesta sul ritratto di una famiglia in crisi e sull’identità di una bambina, forse il personaggio più adatto per un horror.
Il dubbio atroce è questo: Matilde sta elaborando un trauma o sta presentando un fenomeno paranormale? L’infanzia, in virtù del suo candore da eventuali grandi peccati, è un canale preferenziale per il mondo sovrannaturale e non è mai un caso che di bambini si racconti nelle cronache di streghe o fenomeni paranormali.
Valerio non ci aiuta affatto nella decisione tra reale e immaginario, anzi lascia soffocare il lettore ed è quanto di meglio si possa chiedere a un thriller di questo genere. Perfetto per l’estate, insomma!
Buone vacanze,
Betta La Talpa
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